Enos Passerini - .: COMUNE DI ROVERBELLA (MN) :.

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Zio Enos

Castelletto di Roverbella Viene qui presentata una lettera intitolata "Zio Enos", scritta in memoria dello storico artista roverbellese dal nipote Gino Viviani, anch'egli pittore.

All'interno della lettera vengono ripercorse le tappe significative della vita di Passerini in relazione a quella del nipote Viviani. 

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Enos Passerini

Enos Passerini, pittore-decoratore, è forse uno dei più dimenticati artisti mantovani. Nato a Roverbella nel 1881, sente fin dall'infanzia il richiamo dell'arte che lo porta ad iscriversi all'Accademia di Belle Arti "Cignaroli" di Verona, dove si diploma in decorazione e pittura.

Passerini - 01 Spirito avventuroso, cerca fortuna oltre oceano con scarsi risultati. Siamo agli inizi del secolo. E' difficile oggi ricostruire il suo peregrinare e la sua attività artistica di quel periodo. Nel 1909 si trova sicuramente a Conceptiòn (Cile), come dimostra una cartolina autografa del fratello Ermanno (maestro di scherma a Parigi) la quale dà notizie anche dell'intenzione del nostro di abbandonare l'arte per mancanza di lavoro. Passerini si trasferisce in Canada e da lì a breve rientra in Europa, fermandosi a Parigi. Torna in Italia intorno al 1910 e si stabilisce a Milano; qui ha stretti rapporti d'amicizia e di lavoro con i già affermati Moretti-Foggia e Viviani. A Milano vive per circa trent'anni e di questo periodo abbiamo come documentazione gli affreschi eseguiti nel Palazzo di Via Stoppani 15, quelli nello Studio del Comm. Colombo in C.so Venezia 69 a Milano, gli affreschi nella Chiesa di Stoppiaro e i lavori di decoro eseguiti mel 1925 per l'esterno e gli interni della villa del Prof. Ampelio Bucci a Montecarotto (Ancona).


Passerini - 02 Più ricca è la documentazione dalla fine degli anni Trenta quando ritorna alla natia Roverbella, fino al 1963, anno della sua morte. In Roverbella, Passerini, che diresse negli anni Cinquanta la scuola serale di disegno, lascia molte testimonianze di decorazione che si possono tuttora ammirare: gli interni delle Chiese Parrocchiale di Pellaloco, Malavicina e Castiglione Mantovano; la Cappella di S. Giovanni in Castelletto di Roverbella; la facciata della Casa Spagnoli, sempre il Roverbella; inoltre la copia dall'Anselmi di uno dei "Fiumi" (dalla Sala dei Fiumi di Palazzo Ducale in Mantova), per la facciata del Consorzio di Bonifica Fossa di Pozzolo, oggi purtroppo in cattivo stato di conservazione e in attesa di un sollecito restauro. Lavorò per diversi anni alla Villa Arvedi a Cuzzano di Verona, ove dipinse a fresco tutti i soffitti con scene bibliche e mitologiche. Decorò pure a graffito la Chiesa di Magnacavallo e la Chiesetta del Maglio di Goito. Nella Tomba di Famiglia a Roverbella il Passerini riprodusse a fresco "Il Cristo deposto" del Tintoretto; eseguì altre decorazioni per le Cappelle Tonazzi e Castagnari.

Passerini fu un artista poliedrico, pur restando sempre fedele alla tradizione accademica dell'Ottocento. Negli anni Venti, come dimostrano diversi suoi disegni ed acquerelli, ebbe tendenze neoliberty ed arabizzanti come la moda del tempo richiedeva. La maggior parte dei suoi bozzetti e appunti conservati sono disegni di progetti e dettagli di lavoro per decorazione, dei quali molti ispirati alla pittura veneta del Settecento con motivi religiosi e ornamentali. Ci è rimasto anche qualche disegno di vita quotidiana: animali domestici, donne che lavano ecc..., poche cose per poter approfondire anche questa tematica.
Passerini si dedicò pure alla cartellonistica come dimostra il bell'acquerello della << Sagra delle Pesche>> del 1950 in Roverbella.
E' un artista tutto da scoprire. Speriamo che il Comune di Roverbella si prenda l'impegno di onorare questo valente artista come merita, con un grande Mostra  Antologica ed una ricca monografia.

 di Adalberto Sartori tratto da MANTOVA ARCHIVIO

Viviani

Passerini - 03

Cieli del Mondo

Sono un pittore, curioso come curiosi
sono i pittori. Cacciatori d'immagini. Sono
anche un giramondo. Viaggio con quaderni,
con fogli sciolti e colori all'acquarello.
Viaggio armato alla leggera, pronto a fare
schizzi e fissare paesaggi.

Opero con impegno per bloccare le luci
del cielo e della terra che subitanee fuggono
allo sguardo. Vorrei fissare attimi e sensazioni
che altrimenti si perderebbero. Quasi con
ossessione cerco di fermare quegli istanti di
vita per diventarne la memoria.

Visitando il mondo, ho conosciuto
paesaggi differenti. Nelle visioni, il cielo però
sovrasta tutto. I cieli si movimentano, si
animano, lottano all'interno del foglio che li
contiene per uscirne, per travasarsi altrove e
il loro dinamismo mi coinvolge e mi
commuove.

I cieli del mondo, nella loro continua
diversità, sono sempre uguali all'idea di
cielo che li connota ovunque. A loro credo
sia stato affidato il compito di rendere
uniforme il creato. Il cielo: un unico grande
manto che nella sua interminata diversità
avvolge e unifica il molteplice diverso che
gli sta sotto. Il cielo: una molteplicità unica
che, forse, nella sua continua mobilità
nasconde la fermezza incomprensibile che
regola le cose.

Gino Viviani 


Nato a Milano nell'aprile del 1927 e figlio di pittore, Gino Viviani è un temperamento genuino lombardo e, pur partecipando alla vita artistica di oggi, è sempre rimasto un po' appartato, come una figura aristocratica.
Da molti anni vive e lavora a Carugo, un paese della Brianza, a mezza strada tra Como e Milano.
E' conosciuto e apprezzato, nel contempo ama vivere e lavorare quasi isolato in un suo appartato dominio dove la presenza della natura diventa magia. Una magia entro la quale cattura emozioni, temi e atmosfere particolari, seguendo il ritmo "delle stagioni e il dettato interiore della sua immaginazione d'artista".
Viviani è un pittore altamente percettivo e con l'intensità delle sue emozioni rianima le sensazioni che infonde e trasfonde nella qualità della materia pittorica. Il "cielo" è sempre stato un pretesto di convenzioni letterarie, evocatore di seduzioni d'antichi miti dall'oscuro significato, soprattutto per l'idea di una dispersione di finito che è infinito cosmologico. Per Viviani, così come lo è stato per tantissimi altri pittori, il "cielo" è un fenomeno reale catturabile con la fisicità della pennellata rapida e corposa, scattante e veloce negli stimoli descrittivi. A ben riflettere il tema del "cielo" è sempre stato uno dei più ricorrenti nella pittura naturalistica e non solo lombarda, basti ricordare i cieli di Caspar David Friedrich tersi e cristallini, oppure quelli di Pelizza da Volpedo che si divertiva a studiare i giochi delle nuvole, addensate alla linea dell'orizzonte.

Testo scritto da Franco Passoni, tratto dalla presentazione della mostra "I cieli di Gino Viviani" della Galleria d'Arte Radice presentata da Franco Passoni, Aprile 1987
Per approfondimenti su Gino Viviani: http://www.arte.go.it/eventi/2008/e_1757.htm