Cenni Storici - .: COMUNE DI ROVERBELLA (MN) :.

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Comune di Roverbella - Stemma.

Un leone rampante su una robusta rovere è lo stemma araldico del Comune di Roverbella posto, non lontano dalle colline moreniche del Garda, su di un territorio pianeggiante.
La leggenda vuole che il nome derivi da un antico, alto, robusto e bel rovere, abbattuto qualche secolo fa, che si trovava, circondato dalle prime case del paese, dove ora c'è piazza Italia, di fianco al Municipio. Rovere Bella, pertanto. Ma di leggenda, suggestiva se si vuole, si tratta.
Il toponimo Roverbella è più antico di alcuni secoli.
Di certo il borgo con l'attuale nome di "Roverbella" esisteva fin dal 1182.
Nome antico, quindi, quello di Roverbella; nome la cui origine etimologica più plausibile dovrebbe derivare dal trovarsi il suo territorio, oggi come ieri, sull'incrocio tra la direttrice della strada per Mantova-Verona e quella per il Garda. Sostiene infatti un illustre etimologista bresciano, il Prof. A. Bonaglia, che il toponimo derivi da precise parole celtiche che così suonano: Rho - Heer - Beld, dove Rho significa incrocio di strade, Heer significa militare e Beld significa stanziamento.
Roverbella, quindi, sarebbe stato un importante incrocio stradale militare in cui stanziavano le truppe di passaggio, fin dall'espansione celtica nell'Italia settentrionale del IV e III sec. a.C.

Il territorio, comunque, era già occupato da popolazioni autoctone da molto prima dell'arrivo dei Celti.
Il Gruppo di Ricerca e Tutela della Storia Roverbellese, in questi ultimi anni, ha individuato, nelle zone del roverbellese, una settantina di siti archeologici che definiscono nell'insieme una chiara mappa, anche se non ancora definitiva, della distribuzione degli insediamenti che abbracciano un arco temporale che va sicuramente dal periodo Neolitico (6000-2500 a.C.) all'età del Rame (2500-1900 a.C.), del Bronzo (1900-900 a.C.), del Ferro (900 a.C.) fino al periodo Romano, periodo, quest'ultimo, testimoniato, oltre che dai numerosi reperti ritrovati, anche dalla "Via Postumia" che lambisce parte del Nord-Ovest del roverbellese.
Di notevole importanza storico-archeologica, nel roverbellese, la presenza della cultura "Paleoveneta" ampiamente documentata, con scavi della Soprintendenza Archeologica, all'interno del Castello di Castiglione Mantovano, castello che, nato nel 1229, per iniziativa Comunale, quale mezzo di sorveglianza e di sbarramento di una delle vie d'accesso alla città di Mantova, poggia le sue fondamenta su di un antico "Castrum" romano.
Dai reperti romani ritrovati in vari siti archeologici, si può dunque desumere che il territorio roverbellese, anche se probabilmente non centuriato, fosse abitato anche dai romani che dal 222 a.C. fino al 196 a.C. avevano intrapreso la conquista della Lombardia, già sotto il dominio gallico fin dal V sec. a.C., o che, comunque, ne avessero romanizzato la popolazione.

Castello di Castiglione Mantovano (Fonte: Archivio Comunale)

Dal periodo che intercorre tra la dominazione romana e l'alto Medioevo non si hanno notizie precise se non qualche accenno su documenti d'archivio, relativi a contratti, pagamenti di decime, investiture di terre, in cui vengono citati corti e paesi tutt'ora esistenti sul territorio.
Naturalmente, durante il periodo sopracitato, l'intero territorio roverbellese dovette sottostare alle travagliate vicissitudini storiche di quel periodo buio e denso di macchiazioni ed eventi sanguinosi.
La tradizione vuole che nel 1039, in territorio roverbellese (Marengo) si celebrassero le nozze del marchese Bonifacio di Canossa, signore del territorio, con Beatrice, figlia del duca di Lorena.
Dopo la parentesi canossiana e la pace di Costanza nel 1183, si affermò, in modo graduale ma irreversibile, l'istituzione del Comune cittadino di Mantova cui era stato concesso di difendere città e territorio con vere e proprie fortificazioni o di imporne il rafforzamento in vista di nuove guerre, come nel caso di Castiglione Mantovano, sul cui vecchio "Castrum", di origine romana, sorse, a partire dal 1229, l'attuale castello.
Con l'approssimarsi della congiura contro i Bonaccolsi (1328), la famiglia Gonzaga acquisì un'enorme ricchezza immobiliare, iniziata già negli anni dal 1257 al 1299, comperando terre anche nei dintorni di Roverbella.
Attorno al castello di Castiglione Mantovano ne comperarono ben 11000 biolche (A.S.MN.A.G. b. n° 2881).
Nel roverbellese, nei secoli di cui abbiamo parlato, e precisamente nel XIV sec., si consolidò anche una presenza religiosa con i frati benedettini del monastero di S. Ruffino, proprietari di ben 3000 biolche di terra a Canedole. Essi, nel 1452, passarono coi loro beni, al monastero di S. Sebastiano, aggregati ai canonici lateranensi.

 

Roverbella - Monumento ai caduti, anni 20.

 

Roverbella, Via Custoza

Decaduta la famiglia Gonzaga, l'Austria che ne prese il dominio, divise il territorio mantovano in 19 Circoscrizioni amministrative con a capo di ciascuna un pretore. Tale situazione amministrativa rimase fino all'arrivo delle armate napoleoniche, sul finire del sec. XVIII.
Nel 1796, Napoleone, dopo la vittoria di Valeggio e Borghetto, mentre si accingava a stringere d'assedio Mantova, pernottò in Roverbella, in villa Gobio in cui, 83 anni prima, aveva ricevuto ospitalità anche Elisabetta Cristina moglie dell'Imperatore d'Austria Carlo VI.
L'arrivo dei francesi, che pur aveva portato con sè nuove speranze di libertà e di indipendenza, pose termine al periodo di porfonda riconversione civile e religiosa operata dall'Austria e diede inizio ad una disastrosa politica di rapina e violenza nei confronti della comunità mantovana.
La fine dell'impero napoleonico riportò Roverbella nel vortice degli avvenimenti. L'otto febbraio 1814, Eugenio Beauharnais, figliastro di Napoleone, vicere d'Italia ed unico ad essere rimasto fedele al grande uomo, fronteggiò nelle vicinanze del roverbellese nella battaglia conosciuta come "battaglia del Mincio e di Roverbella", le preponderanti truppe austriache, guidate dal Generale Bellegarde, costringendole al ritiro.
Questa battaglia precedette di poco la convenzione di Schiarino Rizzino (presso Bancole di Porto Mantovano) in cui si preparò il successivo armistizio di Mantova (23 aprile 1914) che stabiliva la riconsegna dei territori occupati dai Francesi agli Austriaci i quali, dopo cinque giorni, rientrarono in Milano, ristabilendo definitivamente il loro dominio sulla Lombardia.
Con la "Restaurazione" austriaca ed il conseguente soffocamento di ogni libertà, i moti rivoluzionari resero il desiderio di indipendenza sempre più bruciante. Di questo desiderio furono vittime il Sacerdote don Nicola Bertolani e l'operaio Antonio Este, entrambi in Castiglione Mantovano che, nel marzo 1848 vennero uccisi dagli Austriaci davanti all'osteria del luogo, rei soltanto, come recita la lapide loro dedicata di aver chiesto pietà contro le angherie sui cittadini castiglionesi (versione di Don Tazzoli, martire di Belfiore).
Le varie insurrezioni contro l'Austria del 1848, europee prima, italiane poi (Venezia e Milano), fecero scoppiare la prima guerra d'indipendenza a Roverbella, l'antica Rho-heer-beld, vide il suo territorio occupato da quartier generale piemontese.
Lo stesso re Carlo Alberto alloggiò in villa Benati dove nei giorni 3 e 4 luglio ricevette la visita dell'esule Giuseppe Garibaldi che gli offriva la sua spada "per fare l'Italia unita".
L'eroe dei due mondi ricevette lo "storico rifiuto", come ricorda una lapide tutt'ora murata su casa Benati.

Nel 1859, nella seconda guerra di indipendenza, fu il giovane patriota diciassettenne roverbellese, Luigi Benati a far parlare di sè per la propria dedizione alla causa risorgimentale che lo vide eroicamente morire il 19 luglio a Peschiera. Il Comune di Roverbella dedicò a questo suo giovine figlio una delle sue vie principali. Nel 1866, l'anno che vide, con la terza guerra d'indipendenza, la liberazione dall'oppressione austriaca del nostro territorio, Roverbella ospitò nel mese di giugno in villa Chauvonet, il Principe Umberto di Savoia, futuro re d'Italia, reduce dalla sfortunata battaglia di Custoza. Dopo la costituzione del Regno d'Italia (1861) e la conclusione della stagione risorgimentale con la Grande Guerra, la prima guerra mondiale a cui Roverbella diede copioso tributo di sangue con i suoi 117 caduti, i roverbellesi, il cui tessuto sociale si era trasformato a causa della prima grande immigrazione (la seconda avverrà nel 1948 ca.), parteciparono attivamente, con l'organizzazione di varie cooperative (dei muratori, dei carrettieri, di consumo), alla diffusione dell'idea di solidarietà e di socialismo.
Nel 1940 Roverbella visse e pagò duramente la seconda guerra mondiale anche con la morte di altri suoi 101 cittadini. Tra questi vogliamo ricordare il Tenente Colonnello di Cavalleria Massimiliano Custoza, a cui Roverbella ha dedicato la sua via principale, morto nel febbraio 1942 sul fronte russo e insignito di medaglia d'oro al valor militare.
Il 25 aprile 1945 una colonna corazzata americana, arrivata a Castiglione Mantovano, fece riassaporare ai roverbellesi il gusto della libertà ritrovata e diede loro nuove forze e nuove speranze per quel domani che oggi stiamo vivendo.

Adriano Bellei.

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Opera eseguita da Enos Passerini

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